Il flop della sanatoria: 9 irregolari su 10 sono badanti

Dai dati relativi alla sanatoria 2012 per regolarizzare i lavoratori immigrati privi di permesso di soggiorno emerge un quadro singolare: su 129.814 domande presentate, 112.254 sono relative al settore domestico. Casucci (Uil): “I costi per una richiesta relativa a colf e badante non supera i 2 mila euro, mentre in edilizia si arriva a cinque volte di più”

Ieri è stato l’ultimo giorno che imprenditori e lavoratori in nero potevano presentare la domanda di sanatoria per mettersi in regola. Fino alle 18 di ieri i moduli presentati sono stati 129.814, di cui però ben 112.254 per il settore domestico. Quindi sono stati solo 17 mila circa i lavoratori stranieri impiegati in tutti gli altri settori (industria, agricoltura, commercio ecc), un dato che stride con la realtà. Come è possibile? “La risposta appare banale -spiega Giuseppe Casucci, responsabile nazionale del dipartimento immigrazione della Uil-: il costo per una richiesta relativa alla regolarizzazione di una colf e badante non supera i 2 mila euro (tra una tantum e contributi previdenziali), mentre in settori come l’edilizia o commercio o agricoltura il costo può essere da tre a cinque volte maggiore”.

Se si guarda nel dettaglio delle domande presentate online ci sono molte sorprese. “Il Marocco, tradizionalmente assente dal settore domestico, ha inviato la maggior parte proprio per quel settore”, aggiunge Casucci. Lo stesso dicasi per il Bangladesh, l’Egitto, o Pakistan “. Il trucco è piuttosto semplice: si fa domanda di regolarizzazione per lavoro domestico e una volta ottenuto il permesso di soggiorno si cambia datore di lavoro. La sanatoria, insomma, è stata un flop, visto che comunque le stime sugli irregolari in Italia si attestano intorno alle 500 mila persone. Quindi uno solo su cinque ha potuto presentare domanda e nella maggior parte dei casi lo ha fatto dichiarando il falso.

La sanatoria non ha funzionato anche per colpa dell’obbligo di dimostrare la presenza in Italia dell’immigrato prima del 31 dicembre 2011 con atti o certificati rilasciati da organismi pubblici. “Abbiamo denunciato subito la irragionevolezza di questo criterio – ricorda la Uil-. Se la legge 94 del 2009 obbligava i pubblici funzionari (tranne insegnanti e medici) a denunciare chi si presentasse senza poter esibire il permesso, come pretendere allora che quegli stessi funzionari dovessero dare un certificato di qualsivoglia genere?”. L’Avvocatura dello Stato, a metà sanatoria, ha poi dato un’interpretazione più elastica del concetto di organismo pubblico, ammettendo come prove valide i contratti telefonici o gli abbonamenti ai mezzi pubblici. “Da quando è stato divulgato il parere dell’Avvocatura, il trend delle domande presentate è aumentato (anzi triplicato), ma i tempi rimasti erano troppo stretti. Abbiamo più volte richiesto di posticipare i termini di conclusione della procedura, ma abbiamo incontrato nel governo orecchie da mercante”, conclude Casucci.

Fonte: www.redattoresociale.it